Aprile 2026

2006-2026. Le chiese CERBI vent’anni dopo
Echi dall’agape del 25 aprile

A vent’anni di distanza dalla costituzione, le chiese evangeliche riformate battiste in Italia hanno celebrato l’annuale agape del 25 aprile con un senso di gratitudine al Signore, di realismo cristiano e di aspettativa per il futuro. Alcuni dati sono incoraggianti. Nel 2006 furono sette le chiese che iniziarono il percorso comune, oggi sono 17. A Bologna circa 400 persone sono intervenute per celebrare la fedeltà di Dio e rinnovare l’impegno a servirlo.

L’agape è stata l’occasione di vivere un’esperienza simile a quella descritta in alcuni salmi, ad esempio il 106. Lì il salmo rievoca la storia del popolo nei vari passaggi, prende coscienza di sfide e problemi attuali, rinnova l’impegno a seguire Dio. Una cosa simile è stata fatta all’agape. La Parola di Dio è stata predicata, la storia dentro cui le chiese si collocano è stata ricordata, una lettura della realtà è stata suggerita (con luci e ombre) e delle direttrici per il futuro sono state indicate.

Un’intervista al prof. Pietro Bolognesi sul libro Riformati battisti. Profili confessanti della fede evangelica ha permesso di mettere a fuoco la realtà del battismo riformato nel mondo contemporaneo. Ovviamente l’agape è stata anche l’occasione per nutrire relazioni e avere una percezione della testimonianza delle chiese CERBI nelle varie località di provenienza.

Alcune testimonianze raccolte all’Agape

Ho respirato il privilegio di essere dentro ad una storia più grande. Nel 2006 il sogno di far vivere all'Italia una fede riformata battista ha portato a costruire una rete di chiese confessanti con il progetto di trasmettere un patrimonio capace di incidere in tutta la realtà. Personalmente ho vissuto 12 di questi 20 anni ricevendo una visione solida in cui posso essere responsabile di ciò che confesso. Stiamo ancora ricevendo e questo è un grande privilegio. Guardiamo al futuro raccogliendo l'invito vivere e trasmettere davvero questa solidità non cessando di costruire e sognare.
(Serena di Mento-Padova)

È stato per me un grande onore poter far parte di una giornata così ricca di significato. È stato magnifico osservare insieme come il Signore ha benedetto e portato avanti il Suo progetto in questi 20 anni. Si è respirato un profondo amore per il Signore e tanta gratitudine per il cammino compiuto insieme a Lui. È stata un’occasione preziosa che mi ha incoraggiato a guardare avanti con fede e rinnovato impegno per la realizzazione del Suo piano. (Valentina Mesini-Formigine) 

Celebrare 20 anni di cammino significa riconoscere che il Signore è stato fedele anche quando abbiamo faticato e inciampato. Oggi, la consapevolezza che c'è una radice consolidata e una rete che si è estesa incoraggia a proseguire con l'energia e la volontà che devono caratterizzare un giovane ventenne! (Enrico Calanchi - Formigine)

Il 25 aprile 2026 si è celebrato il ventesimo anniversario delle chiese CERBI. Durante l'evento sono state proiettate numerose immagini della prima agape del 2006, utilizzate per enfatizzare il filo conduttore della giornata: da dove veniamo, dove siamo e dove stiamo andando. Osservare l'evoluzione e l'espansione di queste chiese nel corso di vent'anni ha messo in evidenza la fedeltà e la grazia del Signore verso il suo popolo. È stato particolarmente emozionante vedere una significativa presenza di giovani convertiti e bambini, segno di una nuova generazione pronta a raccogliere il testimone. Sono convinto che il Signore abbia ancora molto da rivelarci, e noi abbiamo la responsabilità di essere il futuro del suo popolo. Come è stato chiesto durante la giornata: saremo all’altezza? (Luca Centin - Formigine MO)

Egli ha messo nella mia bocca un nuovo cantico a lode del nostro Dio. Molti vedranno questo e temeranno, e confideranno nel Signore” (Salmo 40,3)
Se desideriamo vivere una vita cristiana autentica, nella pienezza del suo significato, dobbiamo ricercare l’unità. Ancora di più, quando vivere l’unità cristiana non è solo un obbligo ma diventa persino una gioia, allora la nostra bocca è ricolma di un cantico nuovo, il ringraziamento per il Dio Trino che procede dal profondo del cuore. Gioia, soddisfazione e gratitudine. Queste sono le prime impressioni a poche ore dalla conclusione dell’Agape Cerbi 2026 tenutasi a Bologna. Come chiesa locale recentemente unitasi alla famiglia CERBI, siamo estremamente riconoscenti per questa nuova fase di vita di comunione più ampia. È vitale per la nostra piccola realtà. La Chiesa Solo Cristo Ravenna è una piccola e giovane chiesa locale che tra pochi mesi compirà solo 4 anni. Per non cadere nella routine del nostro piccolo orticello ecclesiale, per non essere risucchiati dalla depressione dei “soliti quattro gatti della domenica”, abbiamo assolutamente bisogno di possedere e vivere la visione del popolo più ampio di Gesù Cristo. Per questo valorizziamo e investiamo molto nella comunione vera, non solo formale su carta, con altre chiese locali vicine (Chiese Solo Cristo in Romagna) e anche a livello nazionale come le CERBI. Questo ampio respiro ci permette di vivere la nostra identità di popolo escatologico, che sta marciando verso i nuovi cieli e nuova terra dove moltitudini adoreranno l’Agnello seduto sul trono. Infatti, ieri durante l’Agape CERBI, è stato possibile fare proprio questo: vivere una piccola anticipazione dell’eternità, poiché in tanti (il cinema Nosadella era pieno!) abbiamo cantato, pregato e ascoltato la Parola di Dio con un solo cuore, una sola mente ed un solo proposito. C’è qualcosa di più bello e soddisfacente? No. Ringraziamo il Signore per averci permesso di aderire alle CERBI giusto in tempo per godere di questo 20esimo compleanno e così aver beneficiato di tale immensa benedizione (specialmente i nostri giovani di Ravenna che si stanno avvicinando alla fede cristiana evangelica in questi mesi: sono eventi “spartiacque” che fanno grande differenza in questi primi metri di camminata cristiana!). Dio benedica il suo Regno in Italia. Dio benedica le nostre chiese. Soli Deo gloria. (Manuel Morelli- Ravenna)

Siamo un piccolo movimento in Italia ma in crescita. Questi 20 anni insieme sono la prova che la unità tra fratelli ci rinforza perché siamo cresciuti insieme tra difficoltà e diversità. Tra 20 anni prego di vedere più chiese sane, membri che continueranno a impattare famiglie e città sempre fedeli ai 5 solas. Preghiamo per ritornare come ad Atti degli Apostoli 2,42-47, uniti in Cristo come una famiglia cooperando per il Regno di Dio. (Sara- Breccia di Roma San Paolo)

“Da dove veniamo, dove siamo e dove stiamo andando”. Questo il titolo della giornata del 25 aprile, in cui le chiese evangeliche hanno consolidato i 20 anni della fondazione del CERBI. Il testo di esodo 19:3-6 ha evidenziato come tutto sia frutto della cura e azione divina, Dio ha benedetto queste 6 chiese che si sono costituite nel 2006 e le ha moltiplicate fino a 17. In questo giorno abbiamo davvero visto la concretezza di questa moltiplicazione. Un popolo numeroso si è riunito per adorare e ringraziare il nostro Signore. A Lui la Gloria. (Emanuela e Salvatore -Cinisello Balsamo)

Sabato è stata una giornata di profonda pienezza. Torno a Roma con il cuore colmo di gratitudine e calore, la bellezza di ritrovarsi tra fratelli e sorelle è stata un conforto immenso per l'anima. Tra 20 anni se Gesù ancora non è tornato, desidero che siamo riusciti a fondare più chiese in tutto il territorio nazionale, e aver raggiunto una maggiore unità tra le chiese evangeliche.  (Gabriela- Breccia di Roma)

 Ringrazio Dio per avermi dato la possibilità di partecipare alla ventesima agape delle chiese CERBI. È stato un tempo prezioso in cui abbiamo potuto riconoscere e celebrare la sua fedeltà nel portare avanti la sua opera nel corso degli anni. Abbiamo ricordato questi vent’anni di cammino del CERBI, ripercorrendo i passi compiuti, ma anche con la consapevolezza di essere parte di una storia ben più grande: quella del popolo di Dio nel tempo. È stato anche un momento di riflessione sulla nostra identità presente, che non si fonda nel CERBI in quanto tale, ma in Dio, uno e trino. In Lui troviamo il nostro fondamento e la nostra unità. Infine, abbiamo accolto la sfida di guardare al futuro del CERBI, impegnandoci a dimorare e rimanere saldi nell’amore di Dio Padre, manifestato nel Figlio e reso vivo in noi attraverso lo Spirito Santo. (Raffaele -Breccia di Roma Prati)

 È stato bellissimo vedere come Dio abbia custodito e sostenuto il Suo popolo nel corso degli anni, e poter partecipare a questa celebrazione, in cui si è fatto memoria del passato guardando al tempo stesso con fede al futuro. (Damaris-Breccia di Roma)


Testi letti in occasione dell’agape del ventennale:

Da dove veniamo
1. Siamo membri della chiesa che Gesù ha promesso di edificare. La nostra origine è nel popolo con cui Dio ha fatto alleanza nell’Antico Testamento. La chiesa è innestata sull’Israele fedele e diventa parte dell’Israele di Dio per grazia soltanto. Veniamo dal cristianesimo classico, ortodosso e storico. Come riformati battisti esprimiamo la fede trinitaria e un vissuto cristiano ecclesiale, così come sono testimoniati nel Credo apostolico
Infatti, insieme alla chiesa antica fedele noi crediamo in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra. E in Gesù Cristo, Suo Figliolo unigenito, Signore nostro; il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria vergine; patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese nel soggiorno dei morti; il terzo giorno risuscitò dai morti; salì al cielo; siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là ha da venire a giudicare i vivi ed i morti. Crediamo nello Spirito Santo; la santa Chiesa universale; la comunione dei santi; la remissione dei peccati; la risurrezione della carne e la vita eterna.
La fede che professiamo è debitrice ai Padri e alle Madri della chiesa antica e medievale come Tertulliano che ha coniato la parola Trinità per esprimere la dottrina biblica di Dio uno e Trino, come Agostino che ha valorizzato il primato della grazia, come Anselmo che ha sottolineato l’importanza dell’espiazione di Gesù Cristo per la nostra salvezza. Nessuno di loro è stato senza peccato e senza errori, eppure nella chiesa antica e medievale ci sono stati tanti testimoni della fede sulle cui spalle anche noi camminiamo.

2. Siamo cristiani riformati. Del cristianesimo della Riforma protestante, noi battisti riformati siamo eredi del primato “particolare” di Dio su tutta la vita, così come ricordato nei cinque sola, solus della Riforma (Sola Scrittura, solo Cristo, sola grazia, sola fede, al solo Dio la gloria) e precisato nelle grandi confessioni di fede riformate, come ad esempio quella di Londra del 1689 che noi professiamo.
 Le Scritture sono per noi la norma normans non normata. Ogni tipo di tradizione o riferimento conciliare, sebbene autorevole in alcuni contesti, è però sempre limitato nella sua legittimità e nel suo valore dalle Scritture, sotto la quale si posiziona. Le stesse confessioni di fede sono cioè importanti ma relative, rilevanti ancora oggi ma storicamente segnate, contraddistinte dalla guida dello Spirito Santo ma umanamente fallibili.
Insieme al principio formale della Riforma (l’autorità suprema della Bibbia) noi riformati battisti confessiamo anche il principio materiale della Riforma (la salvezza per fede soltanto in Cristo soltanto). Non collaboriamo alla salvezza, non meritiamo la salvezza, non aggiungiamo nulla alla salvezza: Gesù Cristo è il nostro rappresentante, il nuovo Adamo, che è anche il nostro sostituto che ha pagato il prezzo del nostro peccato. E’ da Lui soltanto che possiamo ricevere la salvezza in dono. Contro le tentazioni verso un ecumenismo al ribasso che svilisce l’autorità della Scrittura e diluisce la salvezza per fede soltanto, noi manteniamo le istanze della Riforma protestante nel nostro tempo.

3. Su questo filone protestante, noi riformati battisti abbiamo altresì recuperato dal Nuovo Testamento la dimensione confessante della chiesa così come riflessa nella pratica del battesimo dei credenti. Con chiesa di confessanti s’intende una chiesa in cui si pratica il battesimo degli adulti, si proclama la separazione tra stato e chiesa, si coltiva l’indipendenza della chiesa locale e ci s’ispira al principio della tolleranza religiosa.
La struttura della nostra confessione di fede segue così quella di Westminster nella descrizione delle azioni salvifiche di Dio nei termini dell’alleanza. Però, dove Westminster vede il patto dispensato attraverso il battesimo – che può essere anche amministrato agli infanti – i battisti riformati circoscrivono il battesimo a coloro che “che sinceramente professano ravvedimento a Dio, fede nel nostro Signore Gesù Cristo e obbedienza a lui”.
Si tratta di una comprensione riformata del battesimo cristiano che riesce a mantenere in equilibrio l’enfasi della Riforma sulla sola gratia e sulla sola fide. In molti hanno abbracciato con convinzione una prospettiva di questo genere: da John Bunyan a Charles Spurgeon, fino ad arrivare ai giorni nostri con migliaia di chiese battiste riformate nel mondo.
L’eredità riformata battista è un antidoto sia al nominalismo di una cristianità decadente, sia all’individualismo della società contemporanea.

4. L’identità riformata battista è pertanto antica e moderna, classica e dinamica, ortodossa e risvegliata, ecclesiale ed evangelicale, confessionale e confessante. Senza correre il rischio di idealizzarla indebitamente, essa raccoglie l’eredità del cristianesimo storico così come fa proprie le istanze della Riforma protestante e sottolinea la chiamata personale della fede e la natura della chiesa come comunità di credenti.
Il fatto poi che a promuoverla non siano solo individui, né agenzie paraecclesiali soltanto, ma chiese locali italiane che hanno aderito ad un progetto di comunione confessionale, è un segno importante di come la fede riformata e battista possa e debba essere anzitutto una fede ecclesiale, cioè una fede che vede comunità di peccatori salvati dalla grazia di Dio che esistono per l’annuncio di tutto il consiglio di Dio, per l’amministrazione degli ordinamenti stabiliti dal Signore Gesù (battesimo e cena) e per vivere in modo onorevole e missionale.
Il 25 aprile 2006, provenendo da varie esperienze ecclesiali, è stata costituita la comunione delle Chiese Evangeliche Riformate Battiste in Italia (CERBI). Quel giorno centinaia i credenti giunti da tutta Italia sono confluiti in quell’evento memorabile. L'incontro è stato scandito da momenti di lode e dalla predicazione della Parola dal testo di Numeri 13 e 14 ("Chi vuole andare avanti?"). Pochi minuti dopo le 2 del pomeriggio una quindicina di anziani in rappresentanza di sette chiese hanno ufficialmente firmato la loro adesione alla nuova aggregazione di chiese e dato vita alle Chiese Evangeliche Riformate Battiste in Italia. Quel giorno nascevano le Chiese Evangeliche Riformate Battiste in Italia.

2. Dove siamo
1. Nel 2006 le chiese CERBI erano composte da sette chiese locali. Oggi, a distanza di vent’anni, siamo 17 chiese. Da dove sono venute queste nuove chiese? Alcune chiese sono state fondate (ad esempio: Rovereto, Roma), altre provenienti da percorsi diversi si sono aggregate nel corso del tempo (ad esempio: Caltanissetta, le chiese della Romagna). Siamo grati al Signore per questa crescita che, sebbene non esplosiva, è un motivo di incoraggiamento. Evidentemente, in tutta la precarietà delle nostre chiese, la comunione delle chiese CERBI ha costituito un punto di riferimento e un motivo aggregante tra chiese confessanti. Preghiamo che continui ad esserlo anche in futuro per un numero crescente di chiese.
Uno dei contributi emersi in questi vent’anno è la precisazione del senso del congregazionalismo di comunione. Noi siamo chiese congregazionaliste, nel senso che crediamo che ogni chiesa locale vive e si amministra facendo leva sulle risorse ministeriali e diaconali locali. D’altra parte, il nostro congregazionalismo non è indipendentista o autonomista. Le chiese locali non sono isole. Ecco la definizione di congregazionalismo di comunione che le nostre chiese hanno adottato nel 2014: “L’ecclesiologia di comunione è un vissuto di relazioni inter-ecclesiali il quale riconosce che, biblicamente parlando, la vita della chiesa locale deve stabilire rapporti di comunione con altre chiese locali basati sulla comune confessione della fede evangelica e mirati al sostegno dell’opera nei vari territori in cui esse sono dislocate”.
Si può dire che questi venti anni siano stati e siano tuttora una palestra per il congregazionalismo di comunione. Tramite gli incontri della Compagnia degli Anziani (due volte l’anno), l’agape annuale del 25 aprile (incontro di popolo), il regolare scambio di lettere di preghiera (settimanale a turno), le visite e gli scambi tra chiese, i progetti comuni (tra cui la pubblicazione della Confessione di fede battista del 1689 e il Catechismo di Spurgeon e la realizzazione dell’innario Stupenda grazia), stiamo sperimentando cosa vuol dire essere chiese in rete. 

2. Allargando lo sguardo all’Italia evangelica in generale, possiamo fare qualche considerazione su questi vent’anni e il ruolo che le nostre chiese hanno avuto in esso. Con limiti, abbiamo cercato di sostenere reti evangeliche sane, beneficiando e contribuendo ad iniziative a sostegno della testimonianza evangelica. Pensiamo all’Alleanza Evangelica Italiana. In genere le nostre chiese sono state fedeli nel partecipare alle attività volte a consolidare il senso di appartenenza evangelica. Si pensi alla Settimana Internazionale di Preghiera dell’Alleanza, alla Domenica della memoria, alla Giornata di Preghiera Internazionale per la Chiesa Perseguitata (IDOP).
La specificità delle nostre chiese è di essere confessionali e confessanti dentro la famiglia evangelica allargata. Per questo abbiamo cercato di incoraggiare l’irrobustimento del polo evangelicale nel protestantesimo italiano. Mentre abbiamo assistito al radicalizzarsi delle tendenze liberali nel protestantesimo storico, si è accentuato anche il disorientamento nel movimento neo-carismatico e la sconnessione di tanti evangelici “liberi” dalle reti evangeliche credibili. Noi crediamo che la salute della testimonianza evangelica riformata battista non possa essere sganciata dalla famiglia evangelica in generale.
In questi vent’anni abbiamo anche beneficiato dell’opera di istituzioni e di iniziative nel campo della formazione e dell’editoria. Anche se si tratta di enti autonomi rispetto alle chiese CERBI, vogliamo ricordare il nostro sostegno all’Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione di Padova. Molti dei nostri pastori e membri di chiesa hanno seguito i Corsi di cultura teologica, le Giornate teologiche, i Laboratori della predicazione e hanno tratto beneficio da Studi di teologia. Similmente abbiamo apprezzato le pubblicazioni di Alfa &Omega con la sua varietà di proposte nel campo della teologia storica e pastorale. A livello locale poi abbiamo collaborato con tante associazioni evangeliche nel campo della diaconia soprattutto. Come già detto, non possiamo pensare alla vita delle nostre chiese se non in rete col mondo evangelico italiano ed internazionale.

3. In questi vent’anni sono affiorate anche delle criticità che non vogliamo nascondere. Mentre siamo grati a Dio per il percorso svolto, ci rendiamo conto di alcune aree in cui avvertiamo una certa precarietà. Ne ricordiamo tre.
Pur essendo generalmente impegnati nell’evangelizzazione, non abbiamo visto molte conversioni a Cristo. Certamente si tratta di un fenomeno che riguarda anche altre famiglie evangeliche che osservano simili tendenze; ciò detto, ci chiediamo se, al netto della sovranità di Dio nella salvezza delle persone, non vi siano anche testimonianze appannate e scostanti da parte nostra che meritano di essere messe a fuoco e di diventare cantieri di lavoro.
Inoltre, pur avendo tra noi giovani e bambini per i quali siamo grati, abbiamo assistito ad un generalizzato invecchiamento dell’età media delle nostre chiese. Anche in questo caso, ciò è in linea con trend demografici più generali che si registrano in Italia, ma non ci appaga saperlo. Non vogliamo perdere il contatto con le giovani generazioni nella testimonianza dell’evangelo e nel discepolato. Vogliamo passare il testimone della fede a chi ci sta accanto oggi e verrà dopo di noi.
Infine, la nostra identità riformata e battista è ambiziosa e sfidante. Ci chiama ad essere confessanti e intraprendenti in tutti i campi della vita: dalla liturgia alla cultura, dalla predicazione alle professioni, dalla pietà personale e famigliare alla testimonianza pubblica. Non sempre la vita delle nostre chiese rispecchia l’ampiezza, la profondità, la concretezza e l’estensione della visione biblica del mondo. Spesso si percepisce una diffusa stanchezza, un’incidenza di influenze secolarizzate, un crescente atteggiamento introspettivo ed un affievolimento della passione evangelica.
La nostra identità ha sempre bisogno di essere nutrita ed assimilata meglio per tradursi in vissuti ecclesiali che la rispecchino in modo degno e fedele. Preghiamo che il ventennale delle chiese CERBI sia anche un tempo che Dio ci concede non per rimuovere le aree critiche, ma per abitarle in modo timorato e coraggioso e per vedere l’inizio di un cambiamento che parte da noi e si irradia intorno a noi.

3. Dove stiamo andando
1. Vent’anni fa, nel 2006, quando le chiese CERBI furono costituite, ascoltammo un sermone da Numeri 13-14 dal titolo “Chi vuole andare avanti?”. Meditando sulla visita delle 12 spie alla terra promessa, era chiaro che si trattava di un cammino di chiese non esente da sfide imponenti ma pur sempre proiettato verso il futuro. Il nostro desiderio era e rimane di andare avanti nella volontà di Dio. Ci sono tre direzioni che immaginiamo per il futuro.
La prima ha a che fare con il consolidamento e la crescita delle nostre chiese. Siamo una piccola realtà e non vogliamo solo pensare in termini di sopravvivenza, di breve periodo o di ordinaria amministrazione. Mentre ringraziamo Dio per la sua fedeltà negli anni, desideriamo che ogni chiesa cresca numericamente e spiritualmente, accogliendo nuove conversioni, incoraggiando tutte le vocazioni, approfondendo chi siamo in Cristo, celebrando i culti con riverenza e gioia, essendo impegnati in cammini di discepolato che raggiungono tutti, tenendo alta la testimonianza dell’evangelo nelle diverse località. Nel medesimo spirito, vogliamo essere aperti alla fondazione di nuove chiese e al sostegno di chiese che, più di altre, attraversano stagioni di appannamento. Pensiamo in particolare alle grandi città italiane che sono prive di testimonianza riformata. Vogliamo coltivare una visione missionaria e non solo introspettiva o locale. In più, come abbiamo visto il numero di chiese crescere da 7 a 17, vogliamo vedere la comunione delle chiese CERBI aggregare molte altre chiese per consolidare il polo evangelico-riformato nel nostro Paese alla gloria di Dio.

2. Una delle aree in cui stiamo cercando la volontà di Dio e in cui vogliamo investire è il riconoscimento giuridico delle nostre chiese. Come sappiamo, si tratta di un nervo scoperto del nostro Paese che è figlio di una cultura che non ha assimilato il pluralismo religioso e che rende complicata la vita delle minoranze religiose. Ci rendiamo conto che, a distanza di quasi 170 anni dall’Unità d’Italia, da 80 anni dall’entrata in vigore della Costituzione e da 20 anni dalla costituzione delle chiese CERBI, le nostre chiese hanno un profilo pubblico e giuridico ibrido, rabberciato, ancora molto precario.
Parte della responsabilità è dello Stato italiano e della sua politica nazionale che ha fatto poco per far avanzare la cultura del pluralismo religioso ad un livello più avanzato. Parte della responsabilità è anche nostra perché facciamo fatica a pensare allo sviluppo della testimonianza evangelica nel lungo termine e in vista della stabilizzazione. Non abbiamo ancora individuato un percorso da seguire per arrivare ad una forma di riconoscimento giuridico compatibile con le nostre convinzioni e utile a rapportarci con lo Stato in termini rispettosi da ambo le parti. Sappiamo però che quella del riconoscimento giuridico dovrà essere una nostra priorità dei prossimi anni (forse decenni).
Ovviamente, la nostra fiducia piena è nel Signore e non negli assetti giuridici delle chiese: sappiamo altresì che, proprio perché siamo riformati e battisti, siamo responsabili nel far maturare il profilo delle chiese CERBI verso forme più assestate e utili per avere un impatto evangelico maggiore.

3. Il nostro nome dice che siamo chiese evangeliche in Italia. Non possiamo pensare al futuro delle nostre chiese se non nel contesto in cui Dio ci ha chiamati. Sappiamo che il nostro Paese non ha conosciuto la Riforma protestante, mentre fortemente impattante nei secoli è stata la Contro-riforma cattolico-romana. Siamo consapevoli altresì che su questo substrato cattolico si è innestata una coltre secolarizzata che ha aggregato tutti i sussulti della modernità. Apparentemente sono in contrasto tra loro, ma a ben vedere, hanno trovato forme di coabitazione e non si mettono in discussione tra loro. Di fatto, il blocco cattolico-umanista ha costruito un sistema difensivo imponente che scherma il nostro Paese rispetto al messaggio dell’evangelo.
Pensando al futuro, vogliamo pregare e spenderci per vedere l’evangelo impattare donne, uomini, famiglie, comunità, scuole, università, media, imprese, … in Italia. Vogliamo che la vita delle nostre chiese sia sempre animata da questa visione e spinta da progettualità al servizio della riforma spirituale e culturale del Paese. Come Giosuè e Caleb nel testo che inaugurò la vita delle nostre chiese, anche noi vogliamo andare avanti col Signore. Certo, abbiamo anche noi “giganti” intorno che non hanno nessuna intenzione di far posto all’evangelo. Certo, siamo consapevoli di essere una piccola minoranza in un Paese complesso e stratificato. Tutto ciò non deflette la nostra certezza che le promesse del Signore sono vere; che i Suoi decreti saranno compiuti; che un giorno, anche in Italia, ogni lingua professerà che Gesù Cristo è il Signore e che, per la potenza dello Spirito Santo, ogni ginocchio si piegherà davanti al Padre. Amen!

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