Ottobre 2026
Una fede che sa dire chi è. A Verona si parla del libro sui riformati battisti
A Verona la presentazione di Riformati Battisti di Pietro Bolognesi il 2 ottobre è diventata un dialogo sull’identità evangelica, sulla libertà e sulla missione delle chiese
Che cosa significa, oggi, definirsi evangelici? È sufficiente riconoscersi in un nome oppure occorre tornare a chiarire ciò che si crede, il modo in cui lo si vive e la testimonianza che ne deriva?
Sono queste alcune delle domande che hanno attraversato la serata del 2 ottobre, ospitata nei locali della chiesa Petra, Chiesa Evangelica ADI di Verona, in occasione della presentazione del libro Riformati Battisti. Profili confessanti della fede evangelica di Pietro Bolognesi, pastore della Chiesa Riformata Battista di Padova.
Moderato da Luigi Dalla Pozza, pastore della Chiesa Riformata Battista di Verona, l’incontro ha visto la partecipazione di un’ottantina di persona e coinvolto nel dialogo Gionathan Borelli, pastore della chiesa Petra, e Titi Chirila, pastore della International Church Verona. Non una semplice presentazione editoriale, ma un confronto aperto tra sensibilità evangeliche differenti, unite dalla volontà di interrogarsi sul fondamento della fede e sulla responsabilità delle chiese nel tempo presente.
Nell’introdurre l’incontro, Luigi Dalla Pozza ha individuato la preoccupazione da cui nasce il libro: la diffusione di una fede sempre più superficiale, spontanea e poco consapevole delle proprie fondamenta.
Essere cristiani confessanti non significa limitarsi a riconoscere Gesù Cristo come Signore e Salvatore. Significa anche comprendere e articolare il contenuto di questa confessione, riscoprendo la Scrittura, il patrimonio dottrinale maturato nella storia della Chiesa e le conseguenze concrete che la fede produce nella vita.
Il libro di Bolognesi tenta così di fissare alcuni punti di riferimento: il credo, l’eredità della Riforma, l’impegno dei credenti, la storia e, infine, l’identità. Non per irrigidire il confronto tra le chiese, ma per renderlo più autentico. Per dialogare, infatti, non basta avvicinarsi: occorre sapere chi si è, che cosa si condivide e su quali aspetti esistono comprensioni differenti.
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